venerdì 31 maggio 2024

Studenti e ricordi

 

Un mio studente mi aveva chiesto di prestargli Le notti bianche perché si è messo a studiare il russo ( ha 16 anni!) e io gli ho regalato la mia copia, acquistata ad un mercatino dell'usato ad Ascoli, nel gennaio del 2023 credo: ci ero andata con una persona speciale per me e questo libro mi ricorda nostalgicamente un tempo bello nella mia vita...insieme a lui, girando tra le bancarelle, acquistai anche una commedia di Aristofane, Le donne al Parlamento. Come si vede dalla foto, si tratta di una copia un po' vissuta, ma ci tenevo a trasmettere al mio alunno il senso della vita, dell'amore per lo studio e per la letteratura.

Sono felice di averglielo donato, lui è un alunno speciale all'interno di un contesto classe che spesso mi manca di rispetto, perché io non sono in grado di farmi rispettare.

Però la presenza di studenti come lui mi dona speranza e vederlo sorridere in modo così puro e incondizionato mi ha commossa.

Sono forse ingenua a credere nell'importanza di queste cose e forse in questi ultimi mesi ho maturato una maggiore inclinazione alla commozione e sono diventata più sensibile di quanto non lo fossi già.


lunedì 27 maggio 2024

Mattina

Mi illumino

D'immenso (Ungaretti)

Oggi mi aspetta una giornata impegnativa al lavoro...chissà se sarò in grado. Il lunedì è sempre pesante. Non ho finito di fare tutto ciò che avrei dovuto nel weekend e mi spiace tanto non essere mai puntuale. Sono umana però...ho lavorato sempre sabato e domenica. Tuttavia sono molto insoddisfatta. Sono migliorata nella velocità di alcuni cose (correzione dei compiti), ma gli studenti trovano sempre il lato debole del docente e io ne ho tanti...con me hanno vita facile perché sono ingenua forse...lo so benissimo. Eppure a volte mi sembra di non essere tanto stupida, anzi di saper sentire e percepire le cose...ai posteri l'ardua sentenza. Come i protagonisti di Delitto e castigo, io rimugino sempre...

Tra poco devo alzarmi e intanto non so che fare, se riposarmi, leggere o rivedere la lezione di oggi...

Proprio ieri mi sono imbattuta in un video di Enrico Galiano molto toccante.

L'ho condiviso anche con le mie sorelle.

https://www.facebook.com/share/r/U9GsErwJNDh9Ko3f/

domenica 26 maggio 2024

La poesia per me

 A volte trovo

 

A volto trovo

solo scrivendo

una consolazione

un benessere

una gioia.

Esprimo

i miei grovigli.

Forse la mia 

non è sempre Poesia.

Le Poesie sono belle.

Ma cosa è una bella poesia?

Le estetiche cambiano.

Amo alcune poetesse

Antonia Pozzi

delicata e sensibile

Anna Achmatova

da poco scoperta

e pure stupenda.

Amo Saffo

l'unica donna nel mio De viris illustribus.

A me piace raccontare

da quando ero piccola.

E lo facevo scrivendo

pagine di diario

piene di amore, di sogni, di desideri e di entusiasmo.

Ero già molto sensibile.

Avevo già sofferto tanto

inconsapevolmente

forse. 

Eppure vivevo.

La mia poesia spesso 

non è Poesia

ma io ne ho bisogno

perché mi dà pace.

Chiedo scusa

allora 

se a volte scrivo

senza estetica,

solo righe che vanno a capo

e non versi.

Ma,

nonostante ciò,

Amo la Poesia.  

E Lei mi perdonerà ugualmente.

 

sabato 25 maggio 2024

Pioggia

 Sabato pomeriggio 25.05.2024

Tra faccende, pacchi di compiti da finire di correggere, note discplinari da mettere, schede da compilare, elaborati da scrivere per corsi di aggiornamento seguiti, e sonno da recuperare...sullo sfondo penso al finale di Anna Karenina in cui l'attenzione è posta su Levin che torna a coltivare la terra, dedicandosi anche alle api: lavorando, ovvero facendo, operando, si sente vivo, prende consapevolezza del bene e, pur tra mille dubbi, pare convertirsi alla fede. Il mondo a parte in cui vive e lavora, la campagna, conferisce a lui un'aura speciale di serenità e dignità, nonostante il traviglio interiore in cui vive mentre si sta convertendo. 


Pioggia

Annunciata 

attesa 

sperata…

Eccoti pioggia battente

che tutto dilavi

e tutto nascondi

a metà pomeriggio

di un sabato di maggio.

Un piacevole freddo 

torna sulla pelle

ed è gradito coprirla

per scaldarla: 

Il caldo si apprezza dal freddo

il pieno dal vuoto

l'acqua dal secco

I rumori del cielo,

pioggia,

i tuoni i lampi i profumi rinnovati della Terra

che si deterge

e torna innocente:

tu sei l'autrice,

pioggia, 

di questa purezza

e ascoltarti cadere

è un ritmo per l'anima. 



I miei venerdì

 Venerdì

È un giorno diverso

E anche io

nel mio piccolo...cambio.

Non vado 

al bar Arlecchino

con la mia collega,

ma al Caffè dei Sogni

Nomen Omen.

Entro tardi a scuola.

E nei mesi 

ogni venerdì 

per me significa 

brioche vegana.

Da semel in anno

per occasioni speciali 

a rito settimanale.

In questo bar mi siedo,

ritrovo una mia ex alunna

come cameriera.

Mi schiva,

come da studentessa.

Ma, volta dopo volta, mi guarda

e mi saluta quasi...

Era fragile 

non cattiva.

Mi siedo

ripasso la Storia.

Tutte le epoche ho attraversato

in quest' anno sui generis. 

Poi riprendo il viaggio...

Mi coccolo 

acquistando un profumo

una cremina

un qualcosa

che mi accarezzi.

Non so se merito 

questa auto-delicatezza.

Mese dopo mese...

Poi vado a scuola 

con tante incognite e tanti pensieri.

Mi chiudo in biblioteca talora...

Penso

alla notte stanca.

Penso 

di non meritare niente.

Penso ai grovigli.

Questo mi merito 

non altro.

Quando entro in Seconda A

e spiego la storia antica:

allora torno me stessa 

con i miei desideri 

le mie aspirazione 

Parlo agli alunni di tutto.

La storia può iniziare ovunque

come in Omero

da ogni filo della matassa.

Recupero

Bizantini e Russi

Imparo per la prima volta

che ci fu a Bisanzio

il Patriarca Sergio, eroe della Guerra greco persiana:

lo ripetono i miei alunni alle interrogazioni 

innocenti e puri.

Parlo di Anna Karenina

di Giovanni Zimiscce

l'età d'oro di Bisanzio.

Amano i Longobardi.

Con loro viaggio 

nella Storia

quella meno eroica e meno praticata

ma tanto profonda

e non mi sento sola.

Per la prima volta 

Amo la cultura bizantina 

Ne colgo l'intima grecità...

Come latini furono i popoli germanici,

anche i peggiori tra i Barbari. 

Exegi monumentum aere perennius

con i ragazzi di 2a.

Spiegando 

loro la storia

ho visto le epoche collegate.

E mi sono vista 

parte di un tutto.

Ho attraversato con loro 

viaggi difficili e infiniti

nei secoli e non solo.

Ascoltandomi 

mentre spiegavo 

hanno ascoltato la mia anima:

i migliori terapeuti al mondo

in presenza e con me.

Mi spiace lasciarli.

Sono la mia speranza 

di aver coltivato anime e

combattuto 

contro l'arido silenzio 

di quando la Storia tace.

 














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martedì 21 maggio 2024

I Russi, Dante e la Musa


Quando la notte attendo il suo arrivo,

la vita sembra sia appesa a un filo.

Che cosa sono onori, libertà, giovinezza

 di fronte all'ospite dolce

col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.

Levato il velo, mi guarda attentamente.

Le chiedo: "Dettasti a Dante tu

le pagine dell'Inferno?" Risponde: "Io",

 

Anna Achmatova dalla raccolta La corsa del tempo, poesia La musa

La poetessa russa dimostra di conoscere benissimo Dante.

Spero di finire al più presto questa raccolta di poesie davvero molto bella, dove si intrecciano tematiche amorose con quelle dell'attualità russa ai tempi della poetessa. 

Sto leggendo queste poesie come intermezzo rispetto ad altri testi in prosa che ho ad un certo punto interrotto per staccare un po'. La poesia del resto è il genere che amo di più. Torno sempre alla poesia, quando ho letto per un po' solo prosa.

Consiglio dunque.: Anna Achmatova, La corsa del tempo, Liriche e poemi, a cura di Michele Colucci, Giulio Einaudi Editori, Einaudi, Torino 1992. 

Tornando ai versi sopra riportati, si nota in essi tutta la forza della tradizione occidentale, presente in tutto nella cultura orientale russa. 

La cultura orientale è passata del resto attraverso la civiltà bizantina, ovvero greca, ovvero europea, esattamente come quella latina.

La Achmatova, inoltre, raccontava di aver imparato l'italiano espressamente per leggere Dante.

In questo testo viene invocata la Musa, secondo una prassi dell'epica antica, classica, omerica e virgiliana. La Musa è colei che, con il suo arrivo, rende tutto diverso come appeso "ad un filo"; forse perché cogliere il dettato della musa è questione di un attimo, un attimo che vale molto più di tutto: "Che cosa sono onori, libertà, giovinezza/di fronte all'ospite dolce/ col flauto nella mano?"

Ed è sempre nella fugacità che la Musa rivela all'io lirico di aver dettato lei l'Inferno a Dante, al sommo poeta.

La poesia, dunque, tutta (antica medievale contemporanea) è dono della Musa.

Tutta la poesia è un dono del Dio, ed è divina, alata, leggera, come riecheggiano i passi dello Ione di Platone e del Pro Archia di Cicerone.

Nel mio piccolo a scuola mi sono inventata dei compiti in classe di Educazione civica in cui gli studenti dovevano scrivere una lettera a Dante o a Petrarca: ne sono usciti degli elaborati bellissimi, proprio nelle classi più ostiche. Significa che qualcosa ho seminato, nonostante tutto.




domenica 19 maggio 2024

Francamente Franco

Venerdì Pomeriggio ore 17.45 circa   

"Nessun maggior dolore 
che ricordarsi del tempo felice 
ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore"(Dante)

           

Solo qualche giorno fa avevo di leggere il suo libro 'Le parole per dirlo' e solo qualche giorno fa avevo dedicato a lui una mia poesia sulla pagina Facebook  Rinascimento Poetico.

Alcuni giorni precedenti mi aveva colpito la notizia che lui stesse male.

Forse era molto più grave di quanto pensassi.

E così oggi, appena uscita dal collegio docenti, ho come prima cosa aperto Facebook  e ho trovato questa notizia che mi ha spezzato il cuore.

Franco Di Mare, il mio idolo giornalistico da sempre, è morto. 

In questi giorni ho somatizzato molto lo stress di fine anno scolastico e sono stata poco in forma... nulla al confronto della malattia affrontata da Franco. Eppure la notizia della sua scomparsa mi ha fatto stare ancora più male.

La notizia è ancora troppo calda e non riesco a rielaborarla. 

Su Facebook continuano a uscire post su di lui ... e mi si strappa il cuore perché vorrei scrivere anche io qualcosa, ma non riesco e soprattutto mi sembra vano.

Forse non dovrei scrivere questi pensieri così di getto, ma aspettare...eppure scriverli è la sola cosa che mi viene da fare. Al tempo stesso mi sento bloccata.

Forse dovrei fermarmi e vivere questo dispiacere in modo più elegante e raffinato, come farebbe lui che era un'icona di stile.

Forse la cosa migliore che potrei fare è scrivere una breve recensione del libro a cui Franco Di Mare ha voluto affidare il suo ultimo pensiero.

E lo farò prossimamente o su questa pagina o su altri blog con cui collaboro.

Intanto voglio riportare la poesia che avevo pubblicato su Rinascimento Poetico il giorno Venerdì 10 nella rubrica #Venerdìpoetici.


Il libro di Franco Di Mare consta di poco più di cento pagine. È organizzato in  capitoli ciascuno dei quali tratta la spiegazione di un termine: Fibra, Assenza, Resilienza, Memoria, Amore, Storia, Amici.
Questa struttura è quella che permette all'autore di definire il suo lavoro come un dizionario: "Le parole per dirlo è un breve abbozzo di vocabolario dove pescare qualche lemma che mi auguro possa tornare utile in tempi così difficili e grami".
Al concetto di dizionario si ricollegano del resto il titolo e il sottotitolo Le parole per dirlo. Le guerre fuori e dentro di noi
Per definire la realtà, vuole dire Franco, occorre conoscere bene il significato delle parole. La realtà comunicata attraverso le parole può essere esterna a noi o interna. In ogni caso essa presuppone la conoscenza di un vocabolario essenziale, quello offerto da tale volumetto.
L'obiettivo principale di questa conoscenza è raccontare la guerra.
Ma anche il termine guerra può avere un valore duplice. Quindi, da un lato, Franco racconta i momenti cruciali dei campi di battaglia dove è stato inviato per la RAI, dall'altro racconta il dramma della propria malattia, contratta proprio in missione, dove circa trent'anni fa egli può aver respirato una piccolissima fibra di amianto, e manifestatasi solo qualche anno fa con tutta la sua violenza, come tumore incurabile (mesotelioma).
La narrazione è quella di un uomo malato e, ciononostante, grato alla vita che ha condotto, agli affetti che lo hanno circondato, ma al tempo stesso Franco molto francamente (nomen omen) comunica alcune verità scomode.
E così da un lato si pone come testimone, in duplice modo...sia come colui che, concedendo la parola agli uomini e alle donne incontrate nei campi di conflitto, ha permesso loro di restare dentro alla Storia, sia come colui che rende contro in prima persona agli altri della propria malattia, per l'esigenza umana di condividere una grande emozione, positiva o negativa che sia: "Mi si chiedeva di andare in posti nefasti per raccontare e testimoniare".
Dall'altro lato, invece, una delle parole che troviamo nel testo, "Assenza", fa riferimento  alla perdita di colleghi che si sono dileguati nel suo momento di bisogno.  E così Franco,  quando da malato ha dovuto chiedere alla RAI dei documenti per lui importanti, ha trovato un filo spezzato dall'altra parte che non ha voluto assumersi le sue responsabilità. Nel libro il giornalista mostra la sua delusione verso un'azienda a cui ha dato tutto. In compenso, nel testo figura la parola "amici", coloro che gli sono rimasti sempre accanto.
Invito a leggere questa testimonianza che a me ha fatto piangere in molti punti.

Grazie Franco...avrei tanto voluto conoscerti di persona, ma in qualche modo ti ho conosciuto ogni volta che sei entrato a casa mia con il tuo sorriso conducendo Uno Mattina e altri programmi RAI .

Ad maiora semper!