sabato 5 agosto 2017

Riflessioni sull'estate


Riporto in questo spazio il mio contributo dal titolo Il bollore dell'estate, apparso su Il liofante, periodico della Pro Loco di Colli del Tronto, nel giugno 2015. La versione qui presentata è leggermente modificata rispetto all'originale.


Il termine “estate” deriva dal termine latino “aestas”, connesso con il  sostantivo “aestus” che vuol dire “bollore, calore” e con il verbo “aestuo” che esprime il “riscaldarsi per l’agitazione”. L’estate è la stagione del caldo. Il calore è spesso sinonimo di passione e si sa che l’estate, con il calore, con la maggiore esibizione della carne e con la generale atmosfera gioiosa ad essa associata,  è un momento di evasione e di libertà. L’estate può essere anche essere vissuta seguendo altre strade: può costituire un momento di stacco, di riposo, di distensione, di contatto assoluto con i suoni e i profumi della natura al culmine della sua generazione: “Dall’altra riva/tra suon di falci, di odor di fieni/...un’onda arriva” (Hermann Hesse, versi tratti dalla poesia “Giorno ventoso di giugno”, tr. it. di E. Pocar). Coricato sull’erba, il poeta tedesco Hermann Hesse (1877- 1962) riflette inoltre sul valore assoluto dei tratti propri dell’estate, per quanto illusori  e transeunti. Pertanto scrive: “Forse ogni cosa è male, ombra, tormento/ ma non già questa dolce ora di sole/non questo olezzo del rosso trifoglio/non la felicità tenera e fonda/ che nell’anima chiudo” (versi tratti dall’omonima “Coricato sull’erba”, tr.it. di D. Valeri). Con una leggerezza infinita nel cuore auguro a tutti “buona Estate”.

Lascio una mia poesia a tema

Estate

Attendiamo
da sempre
l’ Estate

il raggio di sole
che ci culla
caldo
nel suo respiro

il seno materno
che ci disseta
con la sua acqua
fresca e zampillante.

Attendiamo
palpitanti
la Vita.

Amiamo
Bramiamo
cogliere
ogni frutto fragrante,
assaporare
il vento delicato
che ci sfiora
la morbida pelle.

Ad maiora
Filomena Gagliardi 







giovedì 3 agosto 2017

Andare a piedi è una filosofia di vita


Ripropongo in questa sede la mia recensione al libro Andare a piedi di Frédéric Gros. La recensione era apparsa su il Liofante, bimestrale della Pro Loco di Colli del Tronto, nel giugno 2016.


Nel suggerirvi un libro da leggere durante il periodo estivo, il primo che mi viene in mente è “Andare a piedi. Filosofia del camminare”, di Frédéric Gros docente universitario attivo a Parigi.
Si tratta di un saggio la cui tesi di fondo è che il camminare costituisce un’attività  che nulla ha a che fare lo sport perché non ne condivide lo spirito agonistico. Camminare è un movimento di libertà, intesa anche come liberazione dalla stessa vita dell’intelletto: non a caso, secondo la tesi paradossale del nostro autore, personaggi come Nietzsche, Rousseau, Proust e Gandhi diedero il meglio di loro stessi quando camminarono e non quando si fermarono a pensare. La stessa filosofia aristotelica è detta “peripatetica” perché Aristotele filosofava passeggiando: e “peripatetico” in greco designa “qualcuno che c
ammina” ed è connesso con un verbo che significa “passeggiare”, “dialogare”, “conversare passeggiando”. Tuttavia il filosofo greco “non appena ebbe un numero cospicuo di allievi, decise di sedersi”.
Passeggiare è un’attività che mette l’uomo in contatto con il paesaggio e gli consente la continua osservazione dello stesso: tale legame alleggerisce l’uomo dalla vita di tutti i giorni, fatta di impegni e doveri, e lo nutre di ciò che è davvero essenziale, o meglio “elementare” ovvero del Tutto.
Quella che si legge nel libro può certo sembrare una posizione estrema  e dirimente rispetto al normale corso delle cose: tuttavia può certamente essere letta come una provocazione che ci dice qualcosa di vero: andare a piedi è un bisogno fondamentale dell’uomo. Può essere letta, nel nostro immediato quotidiano, come una spinta ad abbandonare la vita sedentaria e a scegliere un sano movimento che, bloccando la nostra corsa frenetica e quotidiana, ci immerge nella Natura e stimola la nostra Immaginazione con Libertà e senza costrizione. Può essere uno stimolo, per l’Estate ormai al culmine, a costruire un rapporto più immediato con la Natura e con il Mondo.
Buone passeggiate e buona lettura.
Ad maiora
Filomena Gagliardi

F. GROS, Andare a piedi  Filosofia del camminare, tr. it. F. Bruno, Garzanti, Milano 2013.

Lascio qui sotto una mia poesia a tema

Aggirarsi intorno

Sfido
ogni giorno
sempre
l’ansia della marcia.

Mi perdo
Selvaggia
nel Cuore
dell’Essere.

Lontananze
mi chiamano
echeggiano suoni.

Nell’andare
si perdono
Tutte
-all’improvviso -
le Leggi della Noia.

martedì 1 agosto 2017

Evento da non perdere a Milano per gli amanti di Klimt

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Fonte: Gazzetta dello Sport, sabato 29 luglio 2017

Scritture sull'estate



Riporto in questo spazio il mio contributo dal titolo Le personificazioni dell’Estate apparso su Il liofante, periodico della Pro Loco di Colli del Tronto, del giugno 2016. La versione qui presentata è leggermente modificata rispetto all'originale.

Spesso i poeti descrivono il tempo che scorre scandendo la successione cronologica delle quattro stagioni, ciascuna delle quali viene connotata con la sua caratteristica principale.
 Lo scrittore latino Lucrezio (I sec. a.C.)  celebra nel De rerum Natura il ritorno della Primavera nel famoso Inno a Venere posto all’inizio del suo poema didascalico. Va preso però in esame un altro luogo lucreziano: si tratta del libro V dedicato alla storia del mondo, dell’umanità e del progresso. In un passaggio veloce l’autore parla del susseguirsi delle Stagioni. Egli scrive che dopo la Primavera giunge il “Calor  aridus”, il “Calore arido”, fuor di metafora, l’Estate. Spesso gli antichi definivano arida questa stagione per l’eccessivo calore che la contrassegna. Il nostro termine “estate” , infatti, deriva dal termine latino “aestas”, connesso con il  sostantivo “aestus” che vuol dire “bollore, calore” e con il verbo “aestuo” che esprime il “riscaldarsi per l’agitazione”. L’estate è la stagione del caldo...


Qualcosa di simile si ha anche nelle Metamorfosi di Ovidio. Ovidio è un poeta latino che vive tra il I sec. a.C. e il I d. C. Le Metamorfosi costituiscono un’opera epica in cui l'autore parla delle trasformazioni di cui sono protagonisti vari personaggi mitologici. Nel secondo libro egli, in un rapido bozzetto delle Quattro Stagioni, descrive così l’Estate: “Stabat nuda Aestas, et spicea  serta gerebat” , “l’Estate stava in piedi nuda e portava in mano delle corssone di spighe intrecciate”. Si nota innanzitutto la personificazione dell’Estate, còlta, da un lato nella sua nuda sensualità, dall’altro nella sua generosità e fertilità. Si capisce così che, forse, l’ esibizione del corpo nudo di questa donna è essa stessa simbolo di fertilità.
Anche per noi, del resto, l’estate è la stagione per eccellenza della sensualità perché la leggerezza dei vestiti indossati in questa stagione lascia trasparire molto del nostro corpo; ma l’estate è anche la stagione per eccellenza ricca di frutti, quindi è simbolo dell’abbondanza. A questo verso ovidiano si è ispirato Gabriele D’Annunzio, poeta dell’Estetismo decadente. Più precisamente lo scrittore pescarese deve aver guardato al suo conterraneo (Ovidio nacque a  Sulmona) durante la composizione della poesia intitolata, non a caso, Stabat nuda aestas, contenuta all’interno della sua famosissima raccolta Alcyone. Chiudo questo mio intervento augurandovi buona estate e lasciandovi qui sotto i sensualissimi versi dannunziani:

Primamente intravidi il suo piè stretto
scorrere su er gli aghi arsi dei pini
ove estuava l'aere con grande
tremito, quasi bianca vampa effusa.
Le cicale si tacquero. Più rochi
si fecero i ruscelli. Copiosa
la resina gemette giù pe'fusti.
Riconobbi il colùbro dal sentore.

Nel bosco degli ulivi la raggiunsi.
Scorsi l'ombre cerulee dei rami
su la schiena falcata, e i capei fulvi
nell'argento pallàdio trasvolare
senza suono. Più lunghi nella stoppia,
l'allodola balzò dal solco raso,
la chiamò, la chiamò per nome in cielo.
Allora anch'io per nome la chiamai.

Tra i leandri la vidi che si volse.
Come in bronzea mèsse nel falasco
entrò, che richiudeasi strepitoso.
Più lungi, verso il lido, tra la paglia
marina il piede le si tolse in fallo.
Distesa cadde tra le sabbie e l'acque.
Il ponente schiumò nei sui capegli.
Immensa apparve , immensa nudità.

Ad maiora e buona estate.
Filomena Gagliardi





domenica 30 luglio 2017

Dolore

Innaturale
mi appare
ciò che vedo...

Un uomo
un anziano
cammina
distrutto dal dolore
irreale
impossibile
disumano.

Il cuore
si stringe
il cuore cattivo
freddo
razionale.

Il pudore
mi  blocca
ancora una volta
non so che fare
tentenno
penso
torno sui miei  passi.

Cambio strada
ma la strada
è sempre la stessa
gli stessi viandanti
gli stessi pellegrini
tutti in cerca
disperatamente
di un porto di pace
all'immane naufragio.